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Accendilume di Volta

Il 4 novembre del 1776 Alessandro Volta scoprì qualcosa che cambiò per sempre la storia.
Venne chiamata “Aria infiammabile nativa delle paludi”.

MA COS’È VERAMENTE QUEST’ARIA INFIAMMABILE?
Egli infatti, raccolse del gas sotto forma di bollicine gassose dalle acque melmose del lago Maggiore.

A COSA SERVE?
In quell’epoca fu utilissimo perché produrre una fiamma non era né facile né un processo immediato.

COME RIUSCÌ AD USARE QUESTO GAS?
Chiamato successivamente metano, utilizzato a contatto con l’idrogeno e s’infiammano con una scintilla elettrica.
Questo progetto venne chiamato da Volta “lampada a gas”.

COME FUNZIONAVA?
La lampada a gas veniva alimentata immagazzinando una grande quantità di gas.
Volta abbandonò questa idea troppo costosa e impegnativa , e si ingegnò nella realizzazione di un accendilume elettrico ad idrogeno.
Composto da due recipienti di vetro sovrapposti, quello superiore contiene acqua, quello inferiore gas infiammabile. Un sistema di tubi permette all’acqua di defluire nel recipiente inferiore, espellendo così l’idrogeno che viene acceso su un ugello dalla scintilla prodotta da un elettroforo o da una piccola bottiglia di Leida. Il gas introdotto nel recipiente dell’accendilume veniva generato separatamente in un apposito apparato.
Questa non fu l’unica versione e divenne anche un oggetto decorativo molto apprezzato e comune nelle case borghesi.

MA COS’È OGGI L’ACCENDILUME?
Durante la metà dell’Ottocento, furono realizzati accendini più semplici, che eliminavano la necessità della scintilla elettrica.

L’introduzione dei fiammiferi portarono al declino dell’accendilume di Volta