Curiosità

NEURALINK: l’avvento del cyberpunk nelle nostre vite.

Introduzione
Che cos’è il genio? Nel capolavoro del mai troppo compianto Mario Monicelli il genio viene descritto come: fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Nella moderna società tutto questo è racchiuso e rappresentato dalla figura di Elon Musk. L’artista della scienza per eccellenza questa volta ci delizia con una startup per nulla innovativa ma di rivoluzionaria portata, Neuralink. La startup nasce nel 2016 e lavora alla creazione di microprocessori da impiantare nel cranio degli utenti e in grado di ricevere impulsi direttamente dai neuroni e di trasmetterli a un computer esterno collegato via wireless e si pone come obbiettivo la creazione di interfacce tra cervello e computer abbordabili e acquistabili da chiunque, nello specifico microchip grandi quanto una moneta, facili da inserire e facili da rimuovere, utilizzabili in svariati modi che vanno dall’ambito medico all’ambito ludico.

Dentro la nostra mente
A livello microscopico la quasi totalità di quello che succede al nostro cervello è attribuibile ad impulsi elettrici che vanno da un neurone all’altro, potremmo paragonare il cervello umano ad una rete di neuroni percorsi da impulsi elettrici che si attivano in un modo simile ad un meccanismo costituito da porte logiche, con il fine ultimo di integrare informazioni. Tutto ciò che tocchiamo, vediamo o percepiamo è riconducibile a particolari eventi di impulsi elettrici con una certa caratteristica spazio temporale, per esempio una certa sequenza in un’area corrisponde ad un pensiero, visione o contatto e ovviamente tutto ciò avviene in aree diverse. Trovando un modo per leggere questi impulsi potremmo capire quello che un cervello pensa. Il mezzo per ottenere tale risultato si individua in microelettrodi con la capacità di percepire gli impulsi.
Le applicazioni a questo tipo di tecnologia risultano così essere infinite e trasversali a più campi di svariato settore (medico, meccanico, elettronico, biomedico) ma la caratteristica sicuramente più sorprendente e innovativa sta nel fatto che gli elettrodi potrebbero anche essere utilizzati per indurre impulsi elettrici nel nostro cervello! Creando così un metodo di comunicazione tra computer e cervello d’avanguardia. Il primo impianto di questo tipo è stato realizzato nel 2002. Nel 2004 Matt Nagle, cittadino americano completamente paralizzato, riceve per la prima volta nella storia un impianto del genere chiamato BrainGate sviluppato dall’azienda Cyberkinetics. Di seguito una sua dichiarazione: “Non so come spiegarlo a parole, è che usavo il mio cervello, semplicemente lo pensavo, dicevo: “cursore vai in alto a destra” e lui andava e ora posso controllarlo per tutto lo schermo. Mi dà un senso di indipendenza”

Problemi relativi all’applicazione e possibili soluzioni.
Una tecnologia di così rivoluzionaria portata ovviamente presenta fin da subito problematiche legate alla difficoltà di applicazione e costituzione degli elementi presi in considerazione, senza contare che occorreranno diversi trial clinici prima che possa essere applicata su esseri umani.
– Problema I: Diversi studi hanno dimostrato che l’inserimento di elettrodi dopo anni, fa sì che il cervello attivi particolari tipi di cellule che li rivestono, diminuendo la qualità della lettura del segnale
– Possibile soluzione al problema I: microelettrodi flessibili fatti di polimeri plastici che riescono ad essere meno invasivi
– Problema II: Risulta relativamente semplice leggere gli impulsi che provengono dal cervello, mentre risulta abbastanza difficoltoso riuscire a passare informazioni dal computer al cervello, perché non si è ancora riusciti ad integrare bene input e output
– Problema III: L’attivazione di singoli neuroni tramite elettrodi risulta praticamente impossibile, è molto più probabile riuscire ad attivare gruppi di neuroni, e se le ricerche richiedono l’attivazione di uno specifico neurone in una specifica area ecco che questo può diventare un problema dalle forti connotazioni limitanti
– Possibile soluzione al problema III: Tecnicamente esisterebbe una tecnologia in grado di attivare un neurone per volta, trattasi dell’Optogenetica che opera allo stesso modo degli elettrodi utilizzando però fasci di luce, ma i test sugli esseri umani sono molto distanti dalla realtà attuale e risulta essere una tecnologia ancora in forte fase di sviluppo.